Ryan Murphy è quello che nel linguaggio televisivo è chiamato...UNA GALLINA DALLE UOVA D'ORO!
Anche se in realtà nessuno gli ha mai guardato le uova, tutti si fidano nel volerlo apostrofare così, qualcuno però non ci sta e critica l'operato di Murphy in questi anni, non ha contribuito a rendere la televisione quel luogo che è, ha solo arricchito storie ed eventi provenienti da altri progetti, infarcendoli di sesso, un pizzico di violenza ed una dose di cinismo non indifferente.
L'eccezione che conferma la regola è Glee.
Ma per il resto Ryan Murphy cos'ha fatto in TV?
Ha fatto Popular. Ha ideato Nip/Tuck. Ha realizzato American Horror Story.
Popular è una serie che ha funzionato in America dal 1999 al 2001, aveva ottimi ascolti, era un teen-drama come mi ero ripromesso di non menzionare mai qui ma funzionale, con storie assurde che non sarebbero mai potute accadere veramente ai liceali protagonisti.
Eppure, era una delle serie sugli adolescenti americani meglio centrata di tutte, forse più di quanto non avesse mai fatto Beverly Hills 90210 negli anni '90.
Funzionò talmente bene che le scimmie a capo del canale WB dove veniva trasmessa decisero di premiare la serie con i migliori ascolti del 1999, spostandola nella fascia oraria comunemente chiamata "The Dead Time" cioè quella fascia poco vista, il venerdi sera.
Di fatto condannando la serie ad un declino fisiologico, nonostante le promesse delle bertucce di rinnovare per una terza stagione, Popular finì con la seconda.
Venne poi Nip/Tuck una serie geniale.
Un giorno ne farò un articolo tutto suo, merita la visione da parte di tutti, soprattutto in italiano dove le voci dei due chirurghi estetici sono di due GRANDI come Lorenzo Scattorin e Alberto Sette.
Non ci sarà mai un medical drama così acuto ed intelligente come Nip/Tuck, con i suoi risvolti si pruriginosi e sessualmente procaci, con le sue scene violente di bisturi e organi esposti, con le sue imbarazzanti controversie familiari tra padri biologici e padri adottivi, tradimenti, transessuali, ecc ecc.
MAI!
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Dopo venne Glee (e qui sorvolo molto velocemente, al di là dell'attrice Jane Lynch è insalvabile) e poi...AMERICAN HORROR STORY
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American Horror Story (Murder House)
Si chiama così la serie e si chiama così anche la prima stagione, non so bene se era chiaro fin da subito modificare il nome della serie sulla base dell'ambientazione e della storyline della stagione in corso, tuttavia la prima serie si mantiene pura con il nome ed è una sfida, così come lo è stato l'intero progetto.
Portare in televisione una serie televisiva a puntate, horror.
Un'assurdità che Ryan Murphy ha voluto fare, sfidare e spesso vincere.
Difficile creare quel meccanismo di tensione, disgusto e suspence in un horror a mo' di film, figuriamoci farlo per una serie da 10 episodi in su.
Eppure il meccanismo non è difficile da applicare, sono i registi a non averlo proprio capito.
Ryan Murphy lo ha capito.
Ma spesso, in alcuni episodi, scene o costruzioni di storia, sembra volersene bellamente fregare.
AHS è un connubio di elementi strani, mistici, horror classici ed un'ambientazione tipicamente americana, che ripesca qui nel pieno della cinematografia di genere.
La serie è in realtà una miniserie che è più un film ad episodi, registrato per dare senso di inizio, svolgimento e fine ad ogni conclusione di stagione.
Non ci sono elementi che si perdono lungo la via (+1 a Murphy), non ci sono personaggi che riappaiono nelle stagioni dopo portando nuovi enigmi (+1 a Murphy), cambia il tempo e lo spazio in ogni stagione e questo è un bene perché in 12-13 episodi, AHS costruisce una trama, la sviluppa e la conclude al meglio che può fare.
Ovviamente ci sono sempre stonature, cose forzate o addiriturra momenti demenziali che sembrano far sviare la trama verso un binario di nonsense ma sono davvero pochi e spesso fini ad un bene superiore.
La storia si sviluppa su due binari: passato e presente.
E' un meccanismo che si ritroverà anche nelle successive stagioni ma che cambierà il focus nella seconda: mentre nella prima il corpo centrale della trama si sviluppa nel presente, nella seconda (di cui parlerò tra poco) il corpo centrale si è già sviluppato nel passato e il presente è utilizzato per mostrare le conseguenze.
La prima stagione di AHS tratta di una casa infestata, di una famiglia di tre individui con molti problemi e di un pezzo di America oscuro e tremendamente vicino come lo è Los Angeles.
Ryan Murphy ci inserisce di tutto per dare prova di vivere in una contemporaneità meschina e violenta: il massacro della Columbine e delle altre scuole superiori (anche se non sono fatti nomi), il mistero della Dahlia Nera, Leggende Metropolitane come Bloody Mary.
Tutto in un unico calderone di 12 episodi dove emerge una verità sconvolgente: la straordinaria bravura dell'attrice Jessica Lange (doppiata magnificamente da Micaela Esdra) e la recitazione da CANI dei protagonisti Dylan McDermott e Connie Britton, che probabilmente avranno anche studiato recitazione ma sembrano delle marionette in mano al destino, incapaci di provare il benché minimo senso emotivo di fronte alle bizzarrie che gli si parano davanti.
Una regia ed un montaggio frenetico, cambi di scena da far rivoltare lo stomaco che però funzionano bene quando non ci si presenta davanti la coppia (o anche uno solo di loro).
Ad aggiungersi al cast di spettri, non spettri ed entità ambigue che affollano la misteriosa abitazione maledetta ci sono le nuove promettenti leve Evan Peters, Taissa Farmiga e Lily Rabe, le NON PROMETTENTI leve Kate Mara e i grandi attori come Zachary Quinto, Jamie Harris. Frances Conroy e Sarah Paulson (anche Mena Suvari dai!).
Lo svolgimento è non lineare, presenta diversi punti strani della storia ma funziona e alla fine diventa un buon prodotto horror dove niente è davvero quello che sembra, un finale agrodolce dove il messaggio è che forse i problemi che affliggono le nostre vite, avranno un modo per risolversi, anche dopo la fine della vita.
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American Horror Story Asylum
Ho cominciato a vedere Murder House dopo aver visto i primi episodi di Asylum e ne sono rimasto deluso in realtà perché l'incipit della seconda serie di AHS è qualcosa di molto più intrigante, malato ed estremamente divertente della prima, tutto sommato fiacca, stagione.
La prima stagione pur mantenendo alcuni elementi base, è un tentativo mancato di provocare angoscia e creare suspence, la seconda invece CI RIESCE BENISSIMO.
L'ambientazione si sposta, si concentra sul passato (gli anni '60) e ammicca ad un presente ancor più malato della prima stagione.
Ambientare la serie in un manicomio criminale è forse la cosa migliore che Ryan Murphy (e Brad Falchuk altro ideatore della serie) hanno pensato dall'inizio del progetto horror televisivo.
Ambienti sporchi, false cortesie dei medici, elettroshock, terapie estreme e tanto sano cinismo religioso attribuiscono per ora Asylum come la migliore tra le due (tre?) serie di AHS.
La storia pur ruotando attorno al manicomio di Briarcliff ed ai suoi bizzarri pazienti segue il fil rouge di due persone: l'intraprendente giornalista Lana Winters e il povero Kit Walker, entrambi internati a Briarcliff per due distinti motivi ma uniti nel comune nemico e nel tentativo di scoprire il mistero che si cela dietro il manicomio e la mente umana che lo dirige.
E' un esperimento che invece di suggerire l'orrore dietro le mura bianche e rugginose del manicomio, le mostra visivamente apparendo per certi versi, molto sadico nel farlo e diventando sempre più spregiudicato nel lato visivo.
Anche qui il campionario di elementi horror inseriti è vastissimo, difficilmente dai primi episodi si poteva pensare che così tanti elementi avrebbero condiviso BENE una serie televisiva: si parte da serial killer che indossano brandelli umani, passando per gli psicopatici di diversa natura, passando per i freak (microcefali o amputati vari) e andando su nazisti, esperimenti scientifici estremi, alieni, angeli della morte e possessioni demoniache.
Fantastici qui sono la sempre meravigliosa Jessica Lange nei panni della madre superiore direttrice del manicomio, la sua sottoposta Lily Rabe, i due protagonisti Sarah Paulson e Evan Peters ma anche Zachary Quinto (diventato un recurring) e James Cromwell ossia il dottor Arden, in bilico tra follia e rigore medico.
American Horror Story Asylum ha conquistato diversi pareri positivi e si è saputo distinguere anche nelle critiche venendo preso di mira dagli ultraconservatori cattobigotti che imputano una pessima immagine della chiesa e del ruolo delle suore nella serie.
A nulla vale il fatto che simili cattiverie gratuite in nome di un individuo superiore ci fossero, eccome. Anche in Italia.
Dopo tredici episodi e numerosi ribaltamenti di situazione, AHS-A si conclude chiudendo tutte le porte di Briarcliff e tutte le trame aperte, nel migliore dei modi.
Dal 9 Ottobre di quest'anno è iniziata la terza e probabilmente più suggestiva stagione: American Horror Story Coven ossia un insieme di mitologie antiche, maledizioni americane, creature umanoidi, zombie, vodoo e ovviamente...STREGHE.




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